Siti torrenti in cima ai risultati di ricerca, Google sotto osservazione

Siti torrenti in cima ai risultati di ricerca, Google sotto osservazione

Da quando è arrivato il personal computer una delle più grandi problematiche che affliggono il web riguarda il mondo della pirateria, visto che su numerosi siti internet è possibile scaricare illegalmente una quantità incredibile di contenuti, da foto a film. Negli ultimi tempi per cercare di fermare questo incredibile fenomeno sono state lanciate delle piattaforme a pagamento che permettessero di usufruire dei vari prodotti legalmente, ma la pirateria è tutt’ora una pratica molto diffusa sul web. Negli ultimi giorni Google è tornata sotto accusa perché tramite le proprie pagine di ricerca i siti riguardanti i torrent, uno dei metodi più utilizzati per scaricare illegalmente, appaiono in cima ai risultati delle pagine di ricerca a discapito delle piattaforme ad abbonamento. Il problema, come riportato da Torrent Freak, è che tutti i siti torrent in circolazione sono stati inseriti in piccole schede sotto la dicitura “Popular on the web”, come i famosi The Pirate Bay, Torrent Project e via dicendo, per la felicità di tutti i vari detentori dei diritti sui prodotti digitali. Ovviamente questa situazione non è il frutto di una strategia o di un intervento umano, ma semplicemente sono sponsorizzati in automatico per via del grosso traffico di utenti che cerca questo tipo di servizio, anche se è perfettamente illegale. Vari siti di torrent sono stati messi offline dalle diverse autorità in molti Paesi ma con poco successo, visto che nel giro di qualche giorno sono stati messi nuovamente online con un indirizzo differente.

Se il problema esiste per i siti per scaricare contenuti, la stessa cosa si può dire per quelli streaming, infatti vengono affiancati le pagine di servizi illegali (come Putlocker) a quelli perfettamente in regola, come Netflix e Hulu. Non è la prima volta che Google abbia dei problemi simili, infatti il motore di ricerca tempo fa mostrava delle recensioni effettuate sui siti pirata vicini a quelli delle piattaforme come IMDb. La stranezza di questo avvenimento è che proprio l’azienda di Mountain View, per limitare anche in qualche modo il fenomeno delle fake news, aveva aggiornato le proprie linee guida e il proprio algoritmo in modo da poter bloccare e segnalare facilmente i contenuti offensivi ed inesatti ma la situazione è molto diversa. Un portavoce di Google ha poi dichiarato che non si tratta di un meccanismo voluto, ma che è del tutto automatico: “Sono generati algoritmicamente (i risultati delle pagine), ma in questo caso particolare, non riflettono ciò che avevamo in mente per questa funzionalità, stiamo indagando l’accaduto”.

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