Ingegneria Biomedica

Ingegneria Biomedica,
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Dove studiare Ingegneria Biomedica in Italia

Sebbene l’ingegneria biomedica sia presente nell’offerta formativa di pochi atenei italiani, questa nuova scienza si sta imponendo come argomento di attualità aprendo interessanti prospettive agli specialisti del settore. L’ingegneria biomedica affonda le sue radici nella storia. Un primo esempio di ingegneria biomedica si è trovato in una protesi dell’alluce in legno e pelle trovata su una mummia egiziana di circa 3.000 anni fa. Nel corso della storia, al fine di alleviare il peso di alcune malattie o per la loro diagnosi precoce, la medicina ha fatto sempre più ricorso all’Ingegneria per realizzare strumenti diagnostici efficaci, protesi affidabili ed efficaci, dispositivi impiantabili fino ad arrivare, in anni recenti, alla progettazione e alla stampa in 3D di parti anatomiche e organi artificiali da utilizzare per sopperire o supportare quelli ammalati. Chi sceglie questa professione dovrà quindi possedere una vasta conoscenza non solo delle tecniche di progettazione meccanica ed elettrica, ma dovrà al contempo avere solide basi nel campo dell’ingegneria chimica, della scienza dei materiali, di biochimica, informatica e matematica. Il tutto accompagnato da una profonda conoscenza dei principi biologici mantenendosi, in questo settore, sempre aggiornato.

Cosa fa ingegnere biomedico

Si potrebbe dire che l’ingegnere biomedico, conoscendo il linguaggio dell’ingegneria e quello della biologia medica, si pone come interlocutore ideale fra gli ingegneri meccanici, chimici e informatici e gli specialisti del mondo della salute: dai biologi di laboratorio ai medici agli infermieri. Quindi l’ingegnere biomedico non si sostituisce al biologo o al medico e nemmeno all’ingegnere meccanico, chimico o informatico ma applica le sue conoscenze per poter progettare e gestire, grazie alle conoscenze acquisite, i dispositivi tecnologici adoperati in strutture ospedaliere e ambulatoriali. Come per tutte le specializzazioni ingegneristiche chi si avvicina l’ingegneria biomedica deve avere un forte interesse per la scienza in genere e per la matematica che gli consentiranno di affrontare gli aspetti tecnici dei vari problemi da affrontare. Contemporaneamente deve essere disposto ad estendere le proprie conoscenze anche alla medicina e alle scienze della vita proprio a causa della natura strettamente interdisciplinare della professione.

Informatica e biomedica

Non si può parlare di ingegneria biomedica tralasciando il ruolo, sempre più presente, dell’informatica e dei computer in questo settore. Basta pensare ad alcuni esami di laboratorio o radiografici che pochi anni fa richiedevano molto tempo e che oggi possono essere eseguiti in tempi ridotti, in alcuni casi addirittura in pochi secondi grazie all’utilizzo di microprocessori e di software dedicati. Parlare, oggi, di ingegneria biomedica non vuol dire parlare solo di protesi articolate e comandabili direttamente dai nervi o dai muscoli dell’arto interessato, ma vuol dire parlare di pacemaker e defibrillatori miniaturizzati ed impiantabili, di sistemi di imaging biomedico sempre più precisi e dettagliati, di sistemi per la rilevazione immediata di parametri clinici come, per esempio, i piccoli apparecchi per la misurazione della glicemia, per finire ai dispositivi per la somministrazione automatica di farmici molto spesso nella dose ideale e nel momento in cui un parametro clinico si altera. Non possiamo dimenticare le frontiere che sia aprono con la diagnostica a distanza e con la telemedicina. Oggi, per esempio, un referto per immagini è reso immediatamente disponibile per la consultazione e la diagnosi sia allo specialista medico che farà la diagnosi, sia allo specialista che deve programmare come e quando intervenire per arrivare, praticamente in tempo reale, sul personal computer o sul tablet e lo smartphone del medico curante. In molti casi la possibilità, grazie ai moderni sistemi di trasferimento dati attraverso la rete informatica e le telecomunicazioni, di inviare, per esempio, un elettrocardiogramma direttamente dall’ambulanza al Pronto Soccorso in modo che siano predisposte tutte le procedure idonee per ricevere il paziente in modo efficace e salvargli, spesso, la vita. Quindi, alle tipiche branche oggetto di studio dell’ingegneria tradizionale e alla biologia e all’anatomia, chi intende specializzarsi in ingegneria biomedica dovrà essere pronto ad affrontare studi in informatica e telecomunicazioni.

Corso di studi in Ingegneria Biomedica

Dal punto di vista del piano degli studi per specializzarsi in Ingegneria Biomedica si potrebbe pensare di affrontare un corso di laurea triennale in ingegneria tradizionale per poi conseguire la Laurea Magistrale e la specializzazione in Ingegneria Biomedica. Questo significa, però, dover recuperare immediatamente i crediti formativi in anatomia, fisiologia e biologia che la laurea triennale in ingegneria tradizionale non offre. Quindi se si è fortemente motivati verso questa branca innovativa della scienza, è opportuno scegliere un ateneo che offra sia la laurea triennale sia quella magistrale in Ingegneria Biomedica. Un giovane motivato ad affrontare questi studi ed entrare nel mondo dell’ingegneria biomedica potrà ragionevolmente pensare di proseguire la ricerca in campo universitario oppure rivolgersi alle aziende che producono dispositivi biomedici portando, all’interno dell’ambiente di lavoro, le conoscenze multidisciplinari basate sugli studi e, soprattutto, sulla predisposizione personale alla ricerca in campo delle tecnologie più avanzate e sull’aspetto umanistico della healtcare che sono state alla base della sua scelta.

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