Autore: syrus

Google vuole migliorare la velocità di internet

Google vuole migliorare la velocità di internet

Dall’evento del mondo del web ci sono sempre stati dei grandi obiettivi che diverse aziende hanno cercato in tutti i modi di riuscire a raggiungere, e adesso Google, oltre all’intelligenza artificiale, starebbe pensando a come velocizzare ulteriormente le connessioni internet, essendo una delle principali finalità quello di migliorare le comunicazioni apportando delle modifiche all’architettura dalla rete stessa. A dimostrazione di ciò, l’azienda di Mountain View ha aggiornato più volte Chrome, il browser di internet, per aumentare la velocità di caricamento di tutte le pagine. Ma la vera notizia è quella che è stata rilasciata un paio di giorni fa da Big G e che renderà molto più veloci tutti i siti e le piattaforme targate Google, ovvero il nuovo algoritmo di controllo della congestione del traffico dati realizzato dagli ingegneri del colosso californiano, il BBR (Bottleneck Bandwidth and Round-trip propagation time). Questo modello è in grado di verificare la vostra banda disponibile nei punti più congestionati, in modo da adeguare di conseguenza la rapidità con cui i pacchetti vengono inviati al network.

Ci sono voluti oltre due anni per avere questo nuovo algoritmo di controllo della congestione, che in tutta autonomia sarà in grado di inviare ad una velocità ottimale il massimo di pacchetti consentiti evitando di avere dei rallentamenti e quindi permettere ai dati di fluire constantemente. “Per ogni connessione, il nostro algoritmo usa le più recenti misurazioni relative al network utilizzato. In questo modo, il BBR è in grado di decidere a che velocità inviare i dati” si legge in una nota sul blog ufficiale di Google. Questo nuovo modello è stato provato su YouTube e l’azienda di Mountain View ha affermato di aver avuto un aumento nella velocità media della piattaforma pari al 4%, dove in alcuni paesi questa percentuale è salita fino al 14. Non è stato un miglioramento notevole, ma comunque si è intuito che questo nuovo algoritmo potrà migliorare l’esperienza generale di navigazione. Google ha poi deciso di utilizzare questo sistema anche per i suoi servizi cloud, che permetterà a tutte le società che sfruttano il servizio le varie migliorie, tra cui tutti i siti ospitati da WordPress, uno dei clienti più famosi della Google Cloud Platform. Adesso l’obiettivo è introdurre il nuovo algoritmo alla base della connessione internet e la decisione di rendere pubblico questo sistema permetterà a qualsiasi sviluppatore di poterlo sfruttare e migliorare immediatamente.

Google, in arrivo una nuova sanzione dall’Europa?

Google, in arrivo una nuova sanzione dall’Europa?

Dopo aver ricevuto una sanzione record per aver utilizzato la sua posizione dominante per sponsorizzare i propri prodotti a discapito della concorrenza e finire sotto indagine persino per il proprio sistema operativo mobile, Google potrebbe rischiare una nuova multa per quanto riguarda le notizie. A quanto pare, questa volta nel mirino della Commissione Europea è finita la sezione delle news, cioè il servizio che offre l’azienda di Mountain View che raggruppa la maggior parte degli articoli delle migliori testate giornalistiche di tutto il mondo. In breve, l’UE vuole che Google paghi gli editori per mostrare una parte dei loro contenuti, una specie di tassa per aggregare le notizie. Secondo vari editori, come il tedesco Axel Springer e l’inglese Newscorp di Rupert Murdoch, questa è l’unico modo per salvare l’industria che è completamente allo sbando ed affamata di introiti. L’aumento di portali gratuiti che riportano notizie su internet avrebbe messo in grave crisi il mondo dell’editoria online con la conseguenza che la maggior parte dell’utenza non ha intenzione di pagare per informarsi, ed è per questo che c’è stato un vero e proprio boom di accessi sulle piattaforme come Google ma anche Facebook. La proposta effettuata dalla UE si chiama “snippet tax”, ed è una delle tante componenti che la Commissione vorrebbe effettuare per aggiornare la legge sul copyright. “L’uso non autorizzato di contenuti su internet sta minacciando l’accesso sostenibili dei cittadini a notizie di qualità. È pertanto fondamentale creare dei diritti connessi anche per gli editori, che coprano tutte le attività sul web” ha dichiarato l’European Alliance of News Agencies. Per “diritti connessi” si intende la sua offerta al pubblico, non l’opera in sé. D’altronde la legge riguardante il copyright protegge già le varie case discografiche, cinematografiche e le emittenti radiotelevisive, ed è per questo che la si vuole estendere anche alle aziende editoriali. Se questo dovesse accadere, piattaforme online come Google e Facebook dovrebbero far pagare i propri utenti per mostrare alcune piccole citazioni degli articoli visto che saranno protetti dal copyright. “Questa tassa farebbe del male chiunque scriva, legga o condivida news, incluse molte startup europee che lavorano nel settore delle notizie per costruire un business online sostenibile” disse Caroline Atkinson nel 2016 tramite un post sul blog ufficiale di Google. Per adesso c’è una grossa divisione su questa tematica, ed è un problema visto che per approvare una norma simile ci deve essere una speciale maggioranza dell’UE che deve rappresentare almeno il 65% della popolazione. Per adesso solamente Francia, Spagna e Germania supportano la tassa, mentre i Paesi come l’Irlanda, il Regno Unito e quelli del nord Europa sono completamente contrari.

Google investe 30 miliardi nel cloud

Google investe 30 miliardi nel cloud

Si è sempre di robotica, intelligenza artificiale e via dicendo, ed adesso, dopo soli pochi anni, ci sono i big data, il machine learning, i gestionali, i cloud e la realtà aumentata che hanno sconvolto completamente il settore dell’IT rivoluzionando il concetto stesso di innovazione, dando vita alla quarta rivoluzione industriale. Come accade spesso negli ultimi anni, la velocità con cui si effettuano le migliorie su qualsiasi prodotto è spaventosa, ma allo stesso tempo in molti sono sempre eccitati per vedere cosa potrebbe accadere nel caso venisse sviluppato uno strumento completamente rivoluzionario. Come sempre Google è uno dei principali fautori di queste innovazioni, e nonostante negli ultimi mesi si sia concentrata completamente sulla realizzazione di intelligenze artificiali, adesso l’azienda di Mountain View sta investendo 30 miliardi di dollari (in asset durevoli) per quanto riguarda il cloud. A conferma di ciò ci sono i vari eventi nominati Google Cloud Next, che avvengono in ogni parte del mondo dove i professionisti del settore si incontrano per scambiarsi idee e suggerimenti sulle nuove tecnologie, focalizzandosi sulle applicazioni che sfruttano i big data e ovviamente sul cloud. Una di queste conferenze si è svolta a Milano lo scorso mese, dove ci sono stati oltre mille partecipanti tra manager, dirigenti, sviluppatori, decision maker IT, partner e Google Engineer che hanno fatto il punto della situazione sull’evoluzione dei servizi Google Cloud e discusso di tematiche riguardanti il machine learning, sulle quali il nostro Paese è indietro rispetto agli altri.

Le novità più importanti ufficializzate dal colosso californiano sono due: la Google Cloud Video Intelligence API e Kaggle. La prima è un’API che utilizza dei modelli di deep learning per riconoscere ed etichettare i contenuti di un video, mentre la seconda è la più grande community mai realizzata di data scientist ed esperti di machine learning, dove più di 800 mila persone potranno conoscere, approfondire ed analizzare tutte le ultime scoperte riguardanti proprio il machine learning. Oltre queste novità, si è parlato anche dei vari annunci effettuati durante il primo Google Cloud Next del 2017, effettuato a San Francisco, in cui l’azienda Sap, leader mondiale nel settore dei software applicativi per aziende, verrà certificata per l’utilizzo della Google Cloud Platform. Infatti le due società lavoreranno a stretto contatto per creare delle soluzioni software b2b in grado di inserire degli strumenti di machine learning nel cloud di Google, e per rimanere informato e sapere le ultime novità, tocca aspettare la prossima conferenza dell’azienda di Mountain View, che è fissata per il 13 settembre a Seattle.

Russia, banditi i server proxy e vpn

Russia, banditi i server proxy e vpn

Nonostante le numerose proteste che hanno avuto luogo nelle ultime settimane, il governo russo ha deciso lo stesso di continuare sulla propria decisione, di conseguenza Vladimir Putin ha firmato una legge che vieta a qualsiasi utente di utilizzare i servizi vpn, “virtual private network” e altri strumenti come i server proxy, che consentono di rendere la vostra navigazione anonima. “Il nuovo provvedimento non introduce nuovi divieti per i cittadini che rispettano la legge” afferma Leonid Levin, il capo della Commissione Parlamentare per la politica dell’informazione. Il problema in Russia è capire cosa è ritenuto “illegale”, visto che come ha denunciato più volte l’ong Freedom House, negli ultimi anni sono state approvate varie leggi a scopi antiterroristici che sono finiti per diventare un mezzo per bloccare contenuti politici.

Il provvedimento entrerà in vigore solamente dal primo novembre ed è l’ennesimo attacco alla libertà sul web, e allo stesso tempo, la Apple ha dovuto rimuovere le proprie applicazioni che permettono la creazione di un vpn dall’App Store cinese, per rispettare una legge simile approvata dalle autorità della Repubblica popolare. L’azienda californiana sta investendo molto nel mercato cinese, ma nonostante tutto ha dovuto fermare i propri servizi che riguardano i sistemi di connessione, e ha avvisato tutti i gruppi che utilizzano tali applicazioni. Nonostante ciò, ci sono state grosse critiche, in primis Express Vpn ha etichettato la mossa del governo cinese come una delle “più drastiche” nei confronti del mondo del web.

In Russia la situazione è ancora più difficile, soprattutto se la legislazione diventa sempre più aggressiva e mirata sul mondo dell’internet, visto che in pochi anni sono state approvate diverse norme che non tengono nessuna considerazione dei dati sensibili degli utenti: pensate che dal 2015, tutti i dati dei cittadini russi vengono memorizzati in server collocati fisicamente dentro i confini del Paese. Dallo scorso anno, tutti i fornitori di servizi sono obbligati ad archiviare e condividere qualsiasi comunicazione effettuata entro i confini, per almeno un periodo di sei mesi, con i relativi metadati per almeno tre anni. Ma la cosa più incredibile è che tutti i servizi che hanno una crittografia dei dati, dalle applicazioni di messaggistica istantanea ai social network, devono lasciare una “backdoor” obbligatoria per permettere l’accesso alle forze di sicurezza, ed è anche il motivo principale per cui il fondatore di Telegram ha rivolto grosse critiche alla Russia. In questo momento molto delicato, dove si parla spesso di protezione degli utenti, una mossa così drastica va contro qualsiasi concetto di libertà, ma il governo russo ritiene che questo sia il modo più sicuro per proteggere i propri cittadini.

Google, l’intelligenza artificiale prevede il futuro?

Google, l’intelligenza artificiale prevede il futuro?

La società di Mountain View sta investendo moltissimo sul mercato dell’intelligenza artificiale tramite la sua azienda DeepMind, che lavora nel settore e sta sviluppando tantissimi nuovi disposistivi. A quanto pare, in questo momento Google è alle prese con una IA che è stata ribattezzata “imaginationaugmented agent”, ovvero una intelligenza in grado di ragionare e prendere decisioni per il futuro, senza alcuna interazione umana. “Quando si posiziona un bicchiere su un tavolo gli esseri umani ragionano per un attimo per capire quanto sia stabile e se possa cadere, sulla base delle conseguenze immaginate come possiamo sistemare meglio quel bicchiere” è l’esempio realizzato da uno dei ricercatori sul proprio blog, Demis Hassabis. Lo studio della nuova IA si baserebbe proprio su questo, ovvero di fornire i dispositivi di un algoritmo che sarà in grado di prevedere cosa potrebbe accadere nel futuro, di fatto quasi prevedendolo. In questo momento c’è molta attesa per i primi risultati, anche perché DeepMind per adesso ha solo dato esiti positivi, come per esempio la macchina di Go che negli scorsi mesi ha battuto i più grandi campioni nell’ambito internazionale, ma come ben sappiamo le regole di un gioco sono completamente un’altra cosa rispetto a quelle della vita reale, estremamente più variabili e imprevedibili. Per questo motivo il gruppo di scienziati ha deciso di focalizzarsi su questo imagination-augmented agent, facendo si che tramite tentativi ed errori, in qualche modo, si riesca ad insegnare il contesto e l’ambiente ai vari robot. Queste nuove intelligenze artificiali vengono sfruttate anche tramite un vecchio puzzle game degli anni ottanta, chiamato Sokoban, del quale i sistemi non erano a conoscenza delle regole e sono riusciti comunque ad approcciarsi ad esso, stessa cosa con un altro gioco riguardante la navigazione spaziale. I risultati per ora sono molto incoraggianti, visto che l’85% degli algoritmi hanno risolto vari livelli dei videogiochi rispetto al 60% delle vecchie intelligenze artificiali. Le imagination-augmented agent “imparano con meno esperienza e sono in grado di gestire le imperfezioni in cui si imbattono nell’ambiente” si legge in un post. Per adesso gli esiti positivi tramite i videogames stanno facendo filtrare dell’ottimismo, ma come già dichiarato, la vita reale è tutt’altro, ma ci avviciniamo sempre di più agli scenari immaginati da svariati attori e scienziati in cui le intelligenze artificiali saranno sparse in tutto il mondo e ci aiuteranno nella quotidianità, forse prevedendo anche il futuro.