Autore: syrus

Google, in arrivo una stangata dall’Antitrust UE?

Google, in arrivo una stangata dall’Antitrust UE?

Diverso tempo fa Google fu accusata di un abuso di posizione dominante nel mercato degli acquisti comparativi e sull’advertising da parte della Commissione Europea, ed adesso si aspetta il verdetto dell’Antitrust UE che in questo momento sta esaminando e controllando se realmente l’azienda di Mountain View abbia commesso qualche infrazione. A quanto pare Big G avrebbe limitato artificialmente le possibilità di siti web di terze parti di visualizzare dei messaggi pubblicitari, quindi di fatto limitando la concorrenza. Come se ciò non bastasse, anche Android è finito sotto l’occhio del ciclone: si aspetta una risposta anche per quanto riguarda il sistema operativo degli smartphone, visto che Big G è stata accusata di ordinare ai vari produttori di telefoni e tablet che vogliono usare il loro OS di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il proprio browser di internet, ovvero Google Chrome. Ma non solo, pare che chiunque voglia vendere i propri prodotti con sistema operativo Android, sia costretto in seguito a firmare un “Anti-fragmentation Agreement” che obbligherebbe il produttore a non vendere dispositivi che non abbiano un fork di Android, cioè la possibilità di creazione di una copia dell’originale che viene realizzata dagli sviluppatori, essendo il sistema operativo completamente open source. La Commissione UE inoltre afferma che Google avrebbe effettuato degli importanti investimenti finanziari ad alcuni dei principali produttori di smartphone e tablet al mondo, oltre che ai vari operatori mobili, alla semplice condizione di introdurre i servizi targati Big G di deafult ai propri dispositivi. “Nei prossimi mesi prenderemo una decisione. In dirittura d’arrivo anche quella su Android” ha affermato Tommaso Valleti, chief economist della Concorrenza in occasione di una conferenza tenutasi all’università di Oxford.

Ma cosa rischia realmente Google? In questo caso, si parla di una multa che potrebbe arrivare addirittura al 10% del fatturato, e Alphabet (la holding dell’azienda di Mountain View) nel 2016 ha realizzato un giro d’affari superiori ai 90 miliardi. Questa è solo l’ultima delle tante multe in arrivo per il colosso californiano, ma non è stata l’unica azienda ad incappare a delle sanzioni, perché nell’ultimo periodo la Commissione UE ha preso di mira anche Facebook per la violazione della privacy e cose simili. Per Google sicuramente non è un periodo facile visti anche la moltitudine di problemi che sta avendo con YouTube, con i vari inserzionisti che hanno pian piano hanno iniziato ad abbandonare la piattaforma diminuendo drasticamente gli introiti e dovendo rivoluzionare il proprio sistema di pubblicità e mettersi in moto per realizzare dei nuovi servizi.

USA, Google controlla gli utenti durante gli acquisti offline?

USA, Google controlla gli utenti durante gli acquisti offline?

Dopo svariato tempo e numerosi voci sull’argomento, Google è intervenuta in prima persona inserendo una nuova funzione per tutti gli inserzionisti online, ovvero venire a conoscenza esattamente di dove e quanto spendono gli utenti nei negozi fisici, anche se sono offline. In questo modo si potrà sapere quanto davvero riescano ad essere utili le varie campagne internet, e la novità è che se prima si pensava di essere a conoscenza solamente della propria attività e-commerce, adesso Google vi offrirà l’opportunità di monitorare anche gli acquisti offline. Non è ancora molto chiaro il modo in cui tutto questo sia possibile, ma l’unica certezza che si ha è che tutti i dati legati alle transazioni con le carte di credito o debito arrivano agli intermediari di settore. Pensate che solo negli Stati Uniti le persone che pagano con questa modalità sono oltre il 70% della popolazione. D’ora in avanti non basterà semplicemente togliere la geolocalizzazione o evitare di utilizzare applicazioni targati Big G per non essere tracciati, quindi diventerà quasi impossibile non far sapere i propri movimenti agli inserzionisti.

Se da una parte c’è stato un grosso scandalo in America per quanto riguarda la NSA, accusata di tenere sotto controllo la popolazione in ogni momento della propria vita, tramite un qualsiasi dispositivo tecnologico, adesso possiamo dire che Google stia facendo quasi la stessa cosa, visto che può controllare facilmente ogni suo utente tramite tutte le applicazioni e i servizi sfruttati: i server dell’azienda di Mountain View sono pieni di dati sulla nostra navigazione, la cronologia, gli spostamenti effettuati tramite Google Maps, tutto ciò che riguarda YouTube, Gmail, il Play Store e via dicendo. Eppure il colosso californiano afferma di garantire la privacy anche con questo nuovo servizio, e lo ha affermato tramite una nota ufficiale sul proprio blog: “Per raggiungere questo abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di cifratura custom che assicura che i dati degli utenti rimangano privati, sicuri e anonimi”. A quanto pare tutto si tratterebbe di complesse formule matematiche, che trasformano i nomi delle persone, i luoghi, gli acquisti e l’orario in semplici stringhe numeriche. Sempre a detta dell’azienda, non solo gli inserzionisti non potranno mai risalire alla identità dell’utente, ma persino Google non potrà sapere di più, e questa cifratura è chiamata “doppia cieca”. D’altro canto diverse persone stanno cercando di attirare l’attenzione del Congresso per chiedere un intervento, visto che ormai le tecnologie stanno invadendo la quotidianità di ogni singola persona e l’inserimento di tali servizi potrebbero intaccare la nostra libertà.

Fake news, Wikipedia lancia un corso nelle scuole per riconoscere le bufale

Fake news, Wikipedia lancia un corso nelle scuole per riconoscere le bufale

Le notizie ingannevoli ci sono sempre state, ma con l’avvento del web la loro diffusione avviene in maniera incredibile, facendo preoccupare grandi aziende del calibro di Google e Facebook, che hanno dovuto attuare delle vere e proprie contromisure per cercare di limitare questo fenomeno. Un’altra società fortemente interessata all’argomento delle fake news è sicuramente Wikipedia, la più grande enciclopedia libera del mondo, che conta più di 44 milioni di voci modificate e controllate da più di 2 milioni di volontari in 284 lingue. È uno dei siti più visitati al mondo per l’incredibile vastità di informazioni di cui è fornita, e solamente in Italia conta più di 14 milioni di accessi al giorno.

Nell’ultimo periodo, il mondo del web è stato infettato dal fenomeno delle fake news e Wikipedia Italia, l’associazione che lavora per promuovere l’enciclopedia online e tutti i progetti affini, vuole aiutare i più giovani a crearsi una cultura libera, condivisa e collaborativa con la nuova iniziativa “Wikipedia va a scuola”, che potrete sostenere fino al 12 giugno con un sms o una chiamata al numero solidale 45522. Con tutti i fondi raccolti, l’azienda organizzerà nei licei di tutta Italia dei corsi che promuoveranno l’utilizzo dell’enciclopedia con l’obiettivo di aiutare a sviluppare le competenze digitali dei più giovani, oltre che trasmettere l’importanza della collaborazione per la produzione di contenuti. Le lezioni verranno organizzate tramite una rete di giovani volontari, esperti del settore, che permetteranno agli studenti approfondimenti dei concetti fondamentali dell’enciclopedia libera: il punto di vista neutrale, la famosa affidabilità delle fonti, il valore enciclopedico dei contenuti, le licenze libere, il diritto d’autore e l’importanza della collaborazione tra le persone per produrre dei contenuti condivisi. Ai ragazzi verrà insegnato come diventare utilizzatori dell’enciclopedia oltre che a prepararli al confronto e alla collaborazione con il mondo del web, cercando di sviluppare un proprio spirito critico e ampliare i propri orizzonti culturali. Questa iniziativa di Wikipedia riguarderà anche gli insegnanti, che verranno sensibilizzati sull’utilità della piattaforma come mezzo di insegnamento, basato sulla scrittura collaborativa. “Scrivere la voce di un’enciclopedia ti obbliga alla verifica delle fonti da cui attingere, perciò collaborare per la diffusione del sapere rende una comunità più consapevole di come le notizie che ci bombardano non siano necessariamente vere o presentate in modo neutrale” ha spiegato Maurizio Codogno, un portavoce di Wikipedia Italia.

La guerra alle fake news trova un altro grande alleato in Wikipedia oltre i grandi colossi come Facebook e Google.

Google e copyright, problemi in Germania

Google e copyright, problemi in Germania

Nuovo grattacapo per l’azienda di Mountain View: a quanto pare Google tornerà nuovamente di fronte la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per motivi di copyright. Già nel 2014 il gigante californiano dovette presentarsi davanti i giudici per la sentenza che aveva sdoganato il diritto all’oblio su internet, che fece alquanto scalpore, ma la situazione attuale è completamente diversa. Un tribunale di Berlino avrebbe rinviato alla Corte di Giustizia Europea una disputa tra gli editori tedeschi e Google, visto che l’azienda verrebbe accusata di abusare del suo potere di mercato e in particolar modo perché si rifiuterebbe di pagare il diritto d’autore agli articoli delle testate che vengono pubblicati all’interno di Google News. Axel Springer, probabilmente il più grande editore di quotidiani della Germania, insieme ad altri 40 testate, avevano già fatto causa all’azienda di Mountain View accusandoli di una concorrenza sleale. Non è la prima volta che Google e la Germania vengono a contatto per questioni simili, infatti è dal 2013 che gli editori tedeschi si scontrano con il colosso californiano per colpa di diversi procedimenti per il copyright su vari articoli che circolano sul web. A base del contrasto ovviamente c’è un importante impatto economico: gli editori vorrebbero avere il diritto esclusivo all’uso commerciale dei propri contenuti e parte di essi, tranne nel caso si trattasse di piccoli frammenti di testo o singole parole.

Di primo impatto, il tribunale aveva respinto l’accusa, confermando che il modello di business proposto da Google era un sistema vincente per entrambi le parti, per questo non esiste un diritto d’autore subordinato a quello ordinario d’autore, quindi tutti gli editori che aspettavano un indennizzo per la pubblicazione delle notizie su Google News sono rimasti molto delusi. La cosa però non si è fermata qui, con i tedeschi che sono ricorsi in appello ed oggi il tribunale ha dato loro ragione, rigirando il tutto alla Corte di Giustizia Europea. Facendo così, si è scatenato anche un forte dibattito sulla proposta di regolamentazione del problema da parte della Commissione Europea, che entro l’anno dovrà esprimersi a riguardo, potendo creare un pericoloso precedente che potrebbe portare al cambiamento del mercato in tutto il mondo. In questo momento Google si trova ad affrontare due problemi che sono sempre stati alla luce del sole ma che solo negli ultimi tempi sono diventati risonanti: le fake news e il copyright, settori che subiscono cambiamenti ogni anno. Ora non rimane altro che aspettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea per venire a conoscenza di altre informazioni.  

Le imprese temono i rallentamenti sui propri siti

Le imprese temono i rallentamenti sui propri siti

A chiunque sarà capitato di andare in uno shop online e non visualizzare l’oggetto che si desidera comprare immediatamente, e di conseguenza il più delle volte l’utente cambia idea e lascia perdere l’acquisto. Questo è uno dei tanti problemi che possono affliggere i vari siti internet, visto che all’utenza piace avere tutto istantaneamente appena si è effettuato il click. Come hanno fatto notare diversi esperti di user experience, molte aziende sono preoccupate da questi rallentamenti dei propri siti, ancora di più di pagine bloccate o completamente ferme. Sulla rete circolano vari studi sui clienti che vanno su determinati siti internet e se trovano uno slowtime, ed il tasso di abbandono è molto più ampio di quando si incontra un downtime.

Il discorso è leggermente complesso, visto che in linea teorica, un sito lento e con scarsa navigabilità è certamente meglio di un altro che non è proprio raggiungibile, però stando ai vari dati analizzati da svariate imprese l’utente preferisce incappare in un sito momentaneamente down per poi tornarci in futuro, perché sicuramente sarà successo qualcosa di grave per dare una totale assenza di servizi. Questo fenomeno accade molto spesso e se parliamo di una piattaforma molto famosa, quando non funziona subito se ne parla sui immediatamente sui social, creando ancora più discussione e aumentando la notorietà del brand, sia nel bene che nel male. La lentezza, d’altro canto, non viene affatto metabolizzata dagli utenti, perché crea malumore e un alto tasso di abbandono da parte dei clienti. Spesso quando avvengono questi slowtime, l’azienda non sa a cosa è dovuto e per questo deve chiedere sostegno ai consulenti dell’IT e non sarà una procedura molto veloce. Certamente non sono cose da sottovalutare, visto che le cause di questi rallentamenti potrebbero essere diversi fattori, come l’inadeguatezza di tutto il sistema utilizzato. Negli ultimi tempi ormai le imprese si stanno adeguando a questo trend, ovvero quello di creare e realizzare dei siti internet ottimali che possano garantire una user experience ottimale, garantendo ai propri clienti velocità e prestazioni, cercando di creare un rapporto di fiducia e lealtà con il cliente.

Per chiunque potesse riscontrare problemi di rallentamenti nel proprio sito, deve sapere che sono molti gli strumenti che possano risolvere la questione, come i vari programmi che permettono una ottimizzazione migliore delle cache o delle applicazioni che aiutano a controllare le performance della propria pagina in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, in modo da poter intervenire immediatamente nel caso ci siano dei problemi.