Autore: syrus

Aiip, in Italia si rischia una censura di Stato

Aiip, in Italia si rischia una censura di Stato

Negli ultimi giorni ci sono stati grossi cambiamenti per quanto riguarda il copyright, infatti la Commissione europea ha approvato l’emendamento 1.022 che potrebbe portare nel caos il mondo della rete italiana. Proprio per questo motivo l’Aiip (associazione italiana internet provider) si è espressa contraria all’adozione di questa norma visto che d’ora in avanti Agcom può richiedere la rimozione di qualsiasi contenuto senza l’intervento della magistratura, e quindi imporre ai vari provider di internet degli obblighi di filtraggio ed un controllo preventivo oltre che rimuovere qualsiasi contenuto generato dagli utenti senza passare dal giudice. Secondo l’associazione, questo emendamento viola la Convenzione europea dei diritti umani, quella riguardante la comunicazione elettronica e la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea. “In Italia la magistratura è l’unico potere dello Stato ad avere giurisdizione sulle violazioni penali del diritto d’autore. Qualsiasi norma che attribuisca a soggetti diversi dalla magistratura, come per esempio l’Autorità per le Comunicazioni, poteri di intervento in fatti penalmente rilevanti costituisce una violazione del principio costituzionale della riserva di legge in materia criminale” si legge in una notta Aiip. “Fallito un primo colpo di mano, si torna a proporre leggi incostituzionali che aboliscono il principio della personalità della responsabilità penale, legittimando l’incivile convinzione per la quale nelle azioni online è permesso. La proposta emendativa duplica le attribuzioni della Procura della Repubblica e del giudice dibattimentale, attribuendo all’Autorità delle Comunicazioni poteri analoghi” accusa l’associazione italiana internet provider. “Con una ulteriore proposta, identica per spirito e contenuti a quella precedente e dunque diretta a usurpare il potere della Magistratura, si vuole modificare l’applicazione della direttiva sul commercio elettronico, dando sempre all’Autorità delle Comunicazioni il potere di imporre agli Internet Provider l’adozione di misure tecniche necessarie per prevenire in maniera permanente la riproposizione dei contenuti illeciti. Il che vuol dire, dal punto di vista tecnico, monitorare ed intercettare e bloccare l’attività degli utenti, mettendo in piedi una gigantesca censura di Stato”. Sicuramente questo argomento verrà nominato più volte anche perché il mondo del web ha sempre avuto grandi problemi per quanto riguarda la sicurezza e il trattamento dei dati personali, e diversi colossi della rete già si muovono in questi ambiti, cercando di tutelare l’utente. Nei prossimi mesi verranno sicuramente richieste delle modifiche a tale emendamento visto che l’associazione italiana internet provider non è assolutamente contenta del trattamento effettuato a tutti i consumatori del nostro Paese.

Facebook, in arrivo gli abbonamenti per le notizie

Facebook, in arrivo gli abbonamenti per le notizie

Il flusso di informazioni che circola su internet è incredibile anche se non sempre tutto quel che leggiamo è veritiero, d’altronde l’avvento delle fake news ha creato un vero e proprio problema nel mondo dell’editoria online. Una delle aziende che da sempre sta cercando di combattere questo fenomeno è Facebook e pare che finalmente abbia trovato una specie di contromossa per cercare di fornire solamente contenuti di qualità e veritieri: stando a quanto riferito da Campbell Brown, ex presentatrice televisiva che da qualche mese diventata la responsabile dei rapporti con i media e dei progetti giornalistici dell’azienda di Mountain View, afferma che la piattaforma social rilascerà un paywall interno al sito. La notizia è stata diffusa dal Digital Publishing Innovation Summit di New York e ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. Ma come funzionerà questa nuova modalità? In pratica, come accade con diverse testate internazionali e nazionali, le notizie si pagheranno: dalla visualizzazione tramite Instant Articles, cioè la modalità di lettura veloce e facilmente accessibile da Facebook lanciata nel 2015, vi porterà ad una sezione dedicata. L’utente potrà vedere solo una decina di contenuti di quel quotidiano per un certo periodo, dopo di ché le persone dovranno attivare una sorta di abbonamento. Le offerte saranno molto variegate, sia un abbonamento mensile che una serie di piccoli blocchi che possono riferirsi solamente agli Instant Articles, anche se probabilmente sarà sempre possibile abbonarsi in modo tradizionale. Tutte questi sono rumors perché la società di Menlo Park non si è ancora espressa chiaramente, quindi si aspettano notizie ufficiali.

D’altro canto, i dubbi su questa nuova modalità sono molti, dal momento che Facebook in poche parole è diventato il primo distributore di notizie digitali al mondo, e la domanda che ci si pone è: quali condizioni verranno applicate alle testate di cui rivende i contenuti? Ovviamente è un problema molto grave, perché non è chiaro come le testate dividano i possibili ricavi con la piattaforma social. In molti sostengono che il rilascio di questa modalità di pagamento per le notizie sia un semplice modo per incrementare gli abbonati delle varie testate giornalistiche che, in seguito, sbarcano in qualche maniera sui vari canali social. D’altronde una mossa innovativa da parte di Facebook è attesa nel breve periodo visto che Google, la diretta concorrente per il flusso di notizie, lancerà una sua pagina personalizzata sugli smartphone che mostrerà solo contenuti che possano interessare il proprio utente. Il paywall interno della società di Menlo Park non dovrebbe essere rilasciata entro l’anno, visto che ad ottobre inizieranno i primi test e solo se ci saranno dei risultati concreti la fase di prova verrà allargata, quindi la modalità potrebbe arrivare solamente nel tardo 2018.  

Google lancia la sfida a Facebook per le news sui dispositivi mobile

Google lancia la sfida a Facebook per le news sui dispositivi mobile

Da quando c’è stato l’avvento dei social network il mondo di internet è totalmente cambiato, anche il business sulla rete. Purtroppo ci sono stati anche dei grossi problemi, come le fake news, che grazie alle piattaforme social hanno avuto una risonanza molto elevata, ed è per questo che adesso Google sfida apertamente Facebook per quanto riguarda i flussi delle notizie, che saranno ritagliati su misura in base alle preferenze e alla cronologia dell’utente. A quanto pare, d’ora in avanti, ogni volta che utilizzerete l’applicazione della società di Mountain View, sia su iOS che Android, vi verranno mostrati vari contenuti (dai video alle foto, passando per gli articoli) che riguardano gli argomenti che avete cercato negli ultimi periodi. La differenza sostanziale con il colosso di Menlo Park è che Facebook seleziona le notizie e i post sfruttando le varie connessioni con amici e amici di amici, mentre Google si concentrerà sul profilo degli utenti che vengono elaborati tramite il search, cercando di anticipare persino le ricerche sui propri servizi. Questa rivoluzione è stata pensata per cercare di fermare il social di Mark Zuckerberg che ha quasi una posizione dominante per quanto riguarda le news, soprattutto per chi naviga tramite i dispositivi mobile.

Il VP Engineering di Big G, Ben Gomes, assicura che all’inizio questo cambiamento avrà luogo solamente sulle applicazioni mobile ma che presto verrà implementato anche per i dispositivi desktop. Il flusso di notizie è pensato per offrire delle informazioni e news attinenti a tutti gli interessi dell’utente che si basano sulle ricerche effettuate, cercando anche di prevedere quello che cercherete in futuro. Un progetto simile fu sperimentato da Yahoo quando era sotto la gestione di Marissa Mayer. “Il tentativo non è nuovo. Il nuovo flusso sarà davvero costruito negli interessi dell’utente e non su quello che interessa agli amici o agli amici degli amici, come invece accade con le altre news feed” afferma Gomes, d’altronde Google è intenzionata a concentrarsi sul mercato mobile visto che ha intenzione di cambiare la modalità di ricerca per favorire gli utenti. In una nota sul blog ufficiale dell’azienda di Mountain View si legge che verranno utilizzate varie tecniche che preverranno la creazione di una “bolla da filtro”, ovvero che i vari utenti non si ritrovino diverse notizie che trattano lo stesso identico argomento. Per adesso il nuovo servizio è solamente una estensione di Google Now, che è stato progettato proprio per le necessità delle varie persone di avere delle informazioni precise.  

Ryanair si scaglia contro Google

Ryanair si scaglia contro Google

Sono numerosi i servizi disponibili sul web e una grande parte di essi sono forniti dall’azienda di Mountain View, che cerca sempre di offrire un sistema facile e trasparente anche se diverse società puntualmente non sono mai contente. Una situazione simile è accaduta con Ryanair, infatti Google pare abbia parecchi problemi con la famosa compagnia low cost e a dichiararlo è Kenny Jacobs, il direttore marketing della società irlandese: “Noi di Ryanair non spendiamo un solo centesimo per l’indicizzazione su Google”. A quanto pare, a base del litigio ci sia la strana visualizzazione di tutte le offerte della piattaforma di aerei, e Jacobs chiede a gran voce alle altre società del turismo di non regalare soldi in alcun modo al motore di ricerca. “Se si cerca Ryanair su Google, i primi risultati di ricerca riportano ai portali di eDreams e Opodo travestiti da Ryanair” afferma il direttore marketing, e tutto questo è colpa dei famosi link sponsorizzati. “E’ un vero e proprio nonsense, e Google deve essere fermata: è solo questione di tempo prima che una corte in Europa agisca e costringa il motore di ricerca a cambiare modello di business, e i tribunali di Amburgo e Berlino stanno indicando la via, con le loro decisioni contro il gigante di Mountain View. Abbiamo anche un ricorso pendente all’Alta corte irlandese”. Jacobs si scaglia apertamente contro Big G e la situazione potrebbe portare a grosse problematiche: “Tutti continuano a inserire monete dentro la macchinetta di Google e questa mancanza di coraggio da parte dei player del travel business mi confonde e mi sconforta: e se chiedi conto a Google di questo atteggiamento, ti rispondono ‘non siamo qui, è il Mago di Oz’, come se si trattasse di una religione. Invece non lo è, è solo un algoritmo codificato in modo da massimizzare i ricavi per loro”. D’altro canto Google negli ultimi periodi ha apportato diverse modifiche sul proprio algoritmo per cercare di andare incontro a più persone possibili ma anche alle varie aziende, oltre che cercare di fermare i fenomeni di fake news e di terrorismo online. La soluzione di Kenny Jacobs è abbastanza drastica: “Smettere di alimentare economicamente questo modello, e non dipendere da Google per alimentare il proprio traffico web”. Per chi non avesse capito chiaramente il concetto espresso dal direttore marketing della società irlandese, lo stesso Jacobs fa un esempio molto significativo: “L’altra sera ho cercato ‘cibo Thai’ su Google dal mio telefono: ebbene, tra i primi 10 risultati non c’era un solo ristorante thailandese”.

Google, un’intelligenza artificiale a protezione di Android

Google, un’intelligenza artificiale a protezione di Android

Nell’ultimo periodo ci sono il sistema operativo mobile di Google sta attraversando un periodo difficile perché oltre all’indagine in corso da parte della Commissione europea, sta avendo diverse problematiche per quanto riguarda la protezione dei dati sensibili degli utenti. Sembrerebbe che diverse applicazioni, una volta aggiornate, abbiano accesso a informazioni personali non necessarie per l’utilizzo del software. Per fare un esempio, pensate alle applicazioni che riguardano le mappe online che, ovviamente, chiedono la localizzazione del vostro dispositivo, ma se a farlo è un software che viene utilizzato per poter leggere un e-book, c’è qualcosa che non quadra. Per riuscire a identificare tutte le app pericolose ed invasive, Google sta applicando un metodo di comparazione creando dei gruppi. In poche parole, i software vengono divisi per categoria e analizzati in base ai loro dati, in modo da individuare se c’è qualcuna che, a differenza di altre, maneggia dei dati personali. Per far sì che il tutto sia più efficiente, l’azienda di Mountain View ha deciso di sviluppare un algoritmo intelligente che potrà, in completa autonomia, raggruppare le numerose applicazioni e individuare quelle che sono pericolose per gli utenti e per i loro dati sensibili. Il sistema utilizzerà un machine learning e aiuterà gli esperti del colosso californiano a trovare tutte le app nocive, inoltre, come si legge nel blog ufficiale dell’azienda, l’algoritmo sarà utilizzato anche per supportare tutti i programmatori e migliorare le loro applicazioni per quanto riguarda la privacy e la sicurezza.

L’obiettivo di Google è quello di rendere più sicuro Android, visto che oltre i vari malware e virus, adesso la preoccupazione è completamente rivolta alle informazioni sensibili, visto che esistono numerose violazioni che vengono eseguite da applicazioni che, dopo degli aggiornamenti, riescono in maniera ingiusta a reperire tutti i dati che desiderano per poterli rivendere o crearsi un database. Nell’ultimo periodo oltre alla lotta contro le fake news e ai vari report che accusano Google di usare la sua posizione dominante, l’azienda sta ricevendo molte critiche nonostante sia in grado di replicare, anche con i fatti, a tutte le numerose critiche. Lo sviluppo di una intelligenza artificiale per questo settore potrebbe davvero rivoluzionare il mercato, anche perché Big G sta effettuando degli investimenti molto importanti per quanto riguarda l’IA, in qualsiasi ambito, perché in California sono convinti che sarà la base per la tecnologia del futuro e che aiuterà a rendere la vita quotidiana delle persone molto più facile.

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