Autore: Davide

A Udine il primo corso di laurea in Internet of things

A Udine il primo corso di laurea in Internet of things

Da sempre lavorare tramite computer è stato il sogno di molti ragazzi nonostante non avessero le conoscenze e le qualità per farlo, ma negli ultimi tempi grazie ai vari corsi di laurea, specializzazioni e quant’altro, riuscire ad avere determinate qualifiche per un lavoro online non è impossibile. In questo periodo molte aziende cercano esperti di programmazione per sviluppare applicazioni o hardware in grado di poter rivoluzionare il mercato, ma le società hanno iniziato a cercare altre competenze, ed è per questo che a Udine è stato inaugurato il primo corso di laurea in Internet of Things. L’obiettivo di questi studi è quello di formare degli esperti nei vari settori, tra cui i big data, le tecnologie del web, del mobile computing, della statistica applicata, del machine learning e del social, in modo da semplificare l’inserimento degli studenti nel mondo del lavoro. Nell’anno accademico 2017-2018 ci sarà una rivoluzione per quanto riguarda questi studi, visto che l’ateneo vuole formare dei giovani in grado di avere tutte le qualità necessarie per lavorare nell’industria 4.0. Molto importante nel percorso formativo di ogni studente saranno le varie attività in laboratorio oltre i numerosi tirocini in aziende che si sono offerte numerose per mostrare il mondo del lavoro agli adulti del domani, ed il tutto sarà coordinato da Agostino Dovier.
Questa iniziativa è partita direttamente dal dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche come evoluzione del corso di laurea “Tecnologie web e multimediali” ed è nata per rispondere nel migliore dei modi alla rapida evoluzione e differenziazione delle discipline informatiche, che si evolvono di anno in anno. Da questo corso verranno formati diversi profili specializzati, come ad esempio un programmatore di prototipi e applicazioni dell’internet of things, o analisti e progettisti web, per passare ai data scientist, web designer, developer e manager. A Udine il corso di laurea in Informatica è presente dagli anni ’80 e fu uno dei primi in Italia, e all’epoca era nominato semplicemente “Scienze dell’informazione”, che con le sue numerose evoluzioni ha laureato oltre 2 mila studenti a livello magistrale e altrettanti a livello triennale. Sicuramente questa opportunità di poter prendere dei profili giovani e specializzati non passerà inosservata alle varie aziende italiane, dove in molte cercano continuamente delle persone qualificate che spesso sono costrette o a formare loro stessi, o addirittura tramite l’estero, casomai rintracciando proprio lavoratori che non erano stati trovati idonei ma che per mancanza di personale sono stati costretti a richiamare.

Facebook, lanciata la tv social Watch

Facebook, lanciata la tv social Watch

La notizia era stata diffusa da diverso tempo e si aspettava solo l’annuncio, che puntualmente è arrivato: “Guardare video su Facebook offre l’incredibile opportunità di connettere persone, aprire il dibattito, coinvologere la community”. È con queste parole che Daniel Danker, direttore della divisione Prodotto, annuncia il rilascio della nuova piattaforma per il social network realizzato da Mark Zuckerberg che connette oltre 2 miliardi di persone al mondo. A quanto pare, si sta facendo un passo in avanti verso un nuovo concetto di televisione, che sarà online e commentabile in diretta in ogni momento, ed è stata rinominata “Watch”, ovvero “guarda”. Per adesso è stata lanciata solamente negli Stati Uniti, visto che prima dovrà attraversare un periodo di test, ma comunque si tratta di uno spazio completamente dedicato alle comunicazioni video, disponibili su desktop, laptop e mobile, oltre le applicazioni Facebook delle smart tv.
La nuova concezione della televisione da parte dell’azienda di Menlo Park sarà incentrata quasi solamente sui gusti degli utenti e della sua community che, attraverso uno strumento denominato Watchlist, annoteranno gli episodi da vedere o già visualizzati, gli show seguiti in diretta o registrati e gli eventi sportivi programmati secondo i propri gusti. Watch offrirà poi diverse possibili interazioni con le persone, dando l’opportunità, tramite diversi canali, di rimanere sempre in contatto. Ci saranno anche divisione in sezioni, come quella dove parlano tutti (Most Talked about), quella dei più divertenti (What’s Making People Laugh) ed infine la categoria dedicata alle preferenze dei propri contatti (What Friends Are Watching). “Abbiamo imparato da Facebook Live che i commenti e le reazioni sono parte dell’esperienza, tanto quanto lo stesso video” commenta Danker. In questo modo, sarà possibile seguire uno spettacolo in diretta e commentare nello stesso tempo con tutti i propri amici senza perdere un solo secondo del programma. Diverse trasmissioni della nuova tv lanciata dall’azienda di Menlo Park verranno prodotte appositamente per la piattaforma, infatti lo scorso maggio si era già vociferato, tramite l’agenzia Reuters, che Facebook aveva stretto vari accordi con società che realizzano contenuti destinati al pubblico dei millenials: ATTN, BuzzFeed, Vox Media, Group Nine Media e tanti altri. Non solo adolescenti, infatti anche lo sport sarà una parte importante di questa televisione, che trasmetterà interamente il basket femminile WNBA. In poche parole, Watch oltre ad offrire una vasta scelta di contenuti da visualizzare realizzati dalla stessa società proprietaria del social network, ma anche come distributore di prodotti altrui, e per il suo rilascio in Europa si dovrà ancora aspettare qualche mese.

Scuola digitale, il Miur offre 500 biblioteche tecnologiche

Scuola digitale, il Miur offre 500 biblioteche tecnologiche

Le biblioteche non saranno più come ve lo ricordavate, ma molto più moderne e con spazi di formazione e consultazione innovativi, aperti sul territorio persino dopo l’orario scolastico e potranno essere utilizzate dagli studenti, dalle famiglie e dai cittadini. Ci saranno anche dei vari testi in formato digitale, che vi permetteranno di effettuare un abbonamento online a riviste e quotidiani in sinergia con varie realtà del territorio. Queste sono le caratteristiche delle prime 500 biblioteche scolastiche innovative che sono state finanziate attraverso un bando dedicato, lanciato dal Miur nel maggio del 2016. Ci sono state oltre 3 mila richieste, ma alla fine ne sono state scelte cinquecento e saranno immediatamente finanziate con i 5 milioni messi a disposizione dal bando, che fanno parte delle iniziative del Miur di promozione della lettura e di innovazione per la didattica e lo studio all’interno delle scuole. Guardando i dati diffusi in questi giorni, la quota più elevata è nel Lazio, 83 per un totale di 830 mila euro, a seguire ci sono l’Emilia Romagna (71 progetti per 710mila euro), la Campania (57 per un totale di 570mila euro) e la Sicilia (47 progetti per 470mila euro).
Una volta ricevuti i fondi, cosa dovranno fare gli istituti? La risposta è semplice, rivedere completamente il pensiero della biblioteca scolastica, che diventerà una specie di centro di documentazione e informazione culturale e linguistica nel territorio, oltre ad essere aperto anche alla realizzazione di eventi. Verranno offerte varie tipologie di servizi tramite le scuole: ci sarà chi catalogherà il patrimonio librario e lo affiancherà a quello comunale, verrà potenziato il prestito tradizionale (ovvero quello cartaceo) e verrà offerto di utilizzare il servizio digitale, in più verrà aperta una biblioteca scolastica molto vicina al mare che verrà aperta a tutti i frequentatori della spiaggia. “Siamo soddisfatti dell’ampia partecipazione delle scole a questo bando. Proprio l’elevato numero di progetti presentati ha richiesto una lunga e attenta valutazione per la creazione della graduatoria” afferma la ministra Valeria Fedeli, “Ora le prime 500 biblioteche innovative potranno essere finanziate e realizzate e presto altri 500 progetti riceveranno le risorse necessarie. Sono progetti rivolti non solo alle studentesse e agli studenti, ma alle famiglie e all’intera popolazione dei territori. Il finanziamento e la realizzazione delle biblioteche innovative sono un ulteriore passo lungo il percorso intrapreso dalla Buona Scuola per rendere la scuola sempre più innovativa, aperta oltre le ore della didattica curricolare, fruibile da tutte e tutti, attenta a fornire spunti di approfondimento e formazione continua anche agli adulti”.

Trump e il suo notiziario su Facebook contro le fake news

Trump e il suo notiziario su Facebook contro le fake news

Con l’elezione dell’attuale presidente degli Stati Uniti è scoppiato il fenomeno fake news su internet che, attualmente, sta venendo limitato il più possibile dai vari colossi del web come Facebook e Google, con dei buoni risultati. L’attendibilità della fonte e la veridicità delle notizie sta distruggendo il giornalismo online e non solo, visto che tutti cercano sempre la notizia più interessante per pubblicarla prima dei concorrenti, non curandosi affatto se sia veritiera o no, e tutto questo ha creato un giro d’affari non indifferente, oltre che costringere la società di Mountain View a modificare il proprio algoritmo di ricerca e l’azienda di Menlo Park ad inserire nuovi metodi per visualizzare le news.
Stando alle notizie degli ultimi giorni, Donald Trump ha intenzione di creare un suo notiziario, che verrà trasmesso dalla Trump Tower di New York tramite il suo profilo Facebook per promuovere “real news”. Il progetto pare sia finanziato dalla sua campagna per la rielezione nel 2020, e stando alle fonti del Daily Beatst, a gestirlo sarà la nuora del presidente, ovvero la moglie del figlio Eric, Lara Trump. Appena trapelata la notizia, i media americani hanno iniziato a cercare sempre più informazioni a riguardo e la conduzione di questo notiziario dovrebbe essere affidata a Kayleigh McEnay, che per mesi è stato etichettato come “il surrogato di Donald Trump”, visto che lo ha sempre sostenuto e difeso.
Nel frattempo, l’attuale presidente degli Stati Uniti si è scagliato contro chiunque su Twitter, attaccando in primis il New York Times, in seguito le “fake news media” e il senatore democratico Richard Blumenthal. Soprattutto in un tweet, Trump si chiede “fino a quando failing New York Times potrà restare in attività viste le sue enormi perdite”. In un altro post attacca direttamente i fake media che li accusa di non parlare dell’importanza del voto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu in favore delle sanzioni in Corea del Nord. Infine ha attaccato il democratico Blumenthal, mettendo a dubbio la veridicità che abbia realmente partecipato alla guerra in Vietnam: “Dovrebbe prendersi una lunga vacanza in Vietnam così almeno può dire che c’è stato”. La situazione ha comunque dell’incredibile, visto che il fenomeno fake news si è diffuso proprio con l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump e che ora, cosciente del proprio successo, stia cavalcando l’onda di questo argomento per cercare di attirare ancora più gente al suo seguito, lui che è stato il primo a manipolare l’opinione pubblica falsificando diverse notizie.

Cloud, Google in vantaggio su Amazon e Microsoft

Cloud, Google in vantaggio su Amazon e Microsoft

Per diverso tempo i servizi di Amazon e Microsoft sono stati migliori e più efficienti di quelli dell’azienda di Mountain View, ma adesso la società è pronta al riscatto. La Google Cloud Platform sta vivendo un periodo incredibile e ad affermarlo è direttamente il CEO Sundar Pichai: “Una crescita impressionante, in termini di prodotto, aree geografiche interessate e settori”. In seguito la parola passa a Miles Ward, il Director Global Solutions di Google Cloud: “Tutto cresce molto velocemente e fare una stima precisa è complesso. Come azienda abbiamo 70mila dipendenti e ognuno di loro, in qualche modo, partecipa alla costruzione della tecnologia che dà vita alla nostra cloud. Può sembrare strano, ma tutto il lavoro degli ultimi dieci anni ha contribuito a creare la piattaforma che ora forniamo e vendiamo”. Nonostante gli ottimi risultati raggiunti finora, il colosso californiano non ha intenzione di fermarsi qui visto che il mercato è in continua crescita e il parco clienti deve essere ampliato. Persino la strategia di Google è cambiata, infatti adesso si occupano a livello locale dalla comunicazione fino alla vendita, evitando di sprecare denaro in trasferte inutili e cercando di specializzare pochi profili sul territorio e lasciare che tutte le competenze siano condivise. “Rimaniamo stupiti dalla quantità di Hangouts che si fanno tra persone che abitano perfino lo stesso edificio. Abbiamo un ufficio in Giappone che occupa gli ultimi 6 piani di un palazzo e uno dei nostri maggiori clienti, i primi 4: c’è un piano di ascensore, eppure fanno tutto via Hangouts” dichiara Ward. L’argomento poi si sposta sui servizi della concorrenza, con l’attuale Director Global Solutions di Google Cloud che ha un passato sia in Amazon che a Microsoft, come d’altronde afferma anche lui” Sono probabilmente l’unica persona con cui si possa parlare che ha lavorato per tutti i più grandi fornitori di questo servizio. Quando mi chiedono quanto ci metteremo noi a colmare il divario con Amazon e Microsoft, gli rispondo che tra 3 anni e mezzo loro riusciranno a raggiungerci. Ammesso che noi decidessimo di fermarci”.
Nel cloud, la tecnologia deve essere flessibile e scalabile, ed uno degli esempi più emblematici è Pokemon Go. “Facciamo che tu sei il capo IT di un progetto e io l’ingegnere, e andiamo a chiedere le risorse necessarie a costruire la nostra applicazione a chi stra sopra di noi” afferma Ward, “Probabilmente, per avere la certezza di essere pronti a supportare il successo che ci aspettiamo, ne chiederemmo il doppio del necessario; tanto per stare tranquilli. Ora, le persone di Niantic avevano lavorato con Google Cloud prima e hanno usato tutti gli strumenti scalabili che mette a disposizione: nelle prime sette ore sono servite risorse 30 volte superiori, e poi 50, rispetto a quelle che avevano calcolato. Non avrebbero mai potuto chiedere in anticipo una cosa del genere”.
Ultimo aspetto, quello della sicurezza, dove anche qui Ward si dimostra molto sicuro del proprio servizio: “Invitiamo a venire ad attaccarci, perché vogliamo ogni dato utile a comprendere come possiamo migliorare. Se tutto l’internet pubblico gestisce centinaia di Tb al secondo, noi ne gestiamo a migliaia: siamo più grandi di internet”.

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